Pubblicato il 7 gennaio 2009 da Renzo
Spunto da: DESTIS
Lotto con la vita e dimentico di divertirmi.
Mi chiamo destino e bado solo alla scena, la via maestra dell’immortalità.
Cosa c’è di più importante dell’immortalità? La vita forse?
Sto passando sopra gli affetti, che considero attaccamenti dannosi per l’anima; sto detestando le forme
patologiche di possessi ritenuti necessari e combattendo contro il dovere sociale di contribuire a costo
di trascurare se stessi… e tutta questa ricerca dovrebbe portarmi alla felicità, ma, al contrario, mi fa
soffrire.
La creatura che sto creando si chiama Destino… e allora cosa creo?
La coscienza mi parla, mascolina, delle rinunce d’amore, mi rimprovera gli eccessi di una sensibilità
fuori norma. Sì: sono un fuoriclasse, uno che ha studiato senza memoria e che preferisce farsi condurre
dall’istinto, anche se l’istinto, a volte, massacra l’equilibrio dell’essere. Non posso scrivere pensando,
non posso darmi al pubblico razionalmente parlando… il pubblico mi adora perché vede in me l’Io.
Ogni forma di adorazione si giustifica unicamente col fatto che l’artista fa se stesso, mentre il pubblico
non è niente. La gloria deriva dal niente! La gloria è niente! E’ cosa utile soltanto per i piccoli egoismi
del protagonista, del narciso e per la mancanze di chi lo segue.
Ecco il dramma del poeta, dell’attore; un applauso non fa altro che interromperlo illusoriamente per
brevi attimi che soddisfano il suo piccolo io… poi, una volta a casa, si riaccende il dilemma, l’eterno
scontro tra il fare e l’essere, il dovere e il potere, il destino e la scelta. Così vorresti mollare tutto,
andartene per sempre, ma anche questa decisione ha, in realtà, un secondo fine: rendere immortale il
tuo personaggio; un altro modo per ottenere lo scopo primo: la sublimazione dell’Io.
Qual è la salvezza quindi?
Giocare e divertirsi; e divertendosi fare cose belle aiutando gli altri a fare altrettanto.
Sorridere è l’atteggiamento giusto rispetto alle falsità e al paradosso continuo che la vita rappresenta.
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